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24/10/09

Comunicato del Cip Taranto: solidarietà ai presidi del territorio

Ecco il comunicato del Cip Taranto di solidarietà ai presidi del territorio.
Il Cip, Comitato Insegnanti Precari di Taranto, si dichiara solidale con i Dirigenti scolastici della nostra provincia firmatari del documento in cui sollecitano il Ministro Gelmini a rivedere le politiche scolastiche del governo e denunciano la situazione di difficoltà gestionale delle scuole da loro dirette.
Che quella dell'attuale ministero non fosse una politica a favore della scuola pubblica i Cip lo avevano già dichiarato dai primi atti del governo: invece di valorizzare, in ossequio al dettato costituzionale, la pubblica istruzione mediante il potenziamento delle risorse temporali, umane, economiche e strutturali, la riforma della scuola messa in atto dal Ministro Gelmini ha costretto, soprattutto il Sud, a pagare in termini di tagli al servizio, minando come denunciato dai Presidi la sussistenza e la qualità dell'offerta formativa delle nostre scuole statali. I provvedimenti stanno colpendo i servizi scolastici essenziali, come la qualità degli studi nei casi di mancata sostituzione dei docenti assenti e del sopraffollamento delle classi, come la sicurezza e la pulizia delle scuole visto i tagli al personale addetto alla collaborazione scolastica, come l'istruzione gratuita perchè si richiede ancora di più il contributo delle famiglie per il funzionamento ordinario delle scuole. Invece di sostenere e rilanciare la scuola, la riforma Gelmini gioca al ribasso, risparmia risorse, taglia cattedre, classi e finanziamenti, riduce tempi e prospettive, realizza risparmi straordinari sulle spese correnti.
La nostra solidarietà ha un fondamento, scriviamo anche noi con cognizione di causa. Siamo docenti precari con esperienza pluriennale e abbiamo avuto modo di conoscere e lavorare in scuole di ogni ordine e grado collocate su tutto il territorio provinciale. Troppo spesso ci imbattiamo ancora in strutture inadeguate sul piano strutturale ed impiantistico, in croniche mancanze dei più semplici materiali per lo sviluppo della didattica e dei più elementari supporti necessari alla vita quotidiana di una comunità , in classi con numero di alunni superiore al dovuto, in conclusione in scuole dove regna la precarietà e non solo del personale a tempo determinato come noi. Per rilanciare la scuola bisognerebbe investire, invece i segnali che arrivano da Roma sono avvilenti, con un Ministro ostaggio e subalterno a quello dell'economia, scevro di reali iniziative pedagogiche.
Proprio nell'audizione dello scorso 08/10/09 presso la XI Commissione Lavoro della Camera i Cip, nella memoria scritta depositata, anche alla luce di questo stato di cose, hanno ribadito come il dicastero dell'istruzione abbia bisogno di un ministro di maggior peso politico, competenza, esperienza, indenne dal livore verso la pubblica amministrazione e dalla furia distruttiva verso la Scuola statale. E' per questo che oggi sentiamo e denunciamo che la precarietà gestionale dei Presidi si salda con la nostra precarietà lavorativa, e che la qualità della scuola pubblica è incompatibile con uno stato di incertezza delle risorse e del personale.

22/10/09

COMUNICATO STAMPA - I CIP ADERISCONO ALLO SCIOPERO DELLA SCUOLA DEL 23 OTTOBRE

COMUNICATO STAMPA
I CIP ADERISCONO ALLO SCIOPERO DELLA SCUOLA DEL 23 OTTOBRE

I CIP aderiscono allo sciopero del 23 Ottobre contro le iniziative del ministro Gelmini e la politica scolastica del governo in materia di istruzione e precariato. I Ministri Gelmini e Tremonti, attraverso tagli feroci ed indiscriminati, passeranno sicuramente alla storia per aver smantellato la scuola pubblica dalle fondamenta riducendo tempo scuola, classi, offerta formativa esclusivamente per mere operazioni di cassa. Con un governo incapace di far quadrare i conti dello Stato attraverso riforme strutturali di lungo respiro, la scuola pubblica è diventata il luogo dove prelevare risorse attraverso la decurtazione di mezzi e tagli, mettendo in atto così il paradosso di disinvestire e sottrarre il futuro alla nazione stessa. Nel merito i CIP si oppongono alla riforma delle scuole superiori che altro non è se non un ennesimo piano di tagli spacciato per riordino e razionalizzazione degli indirizzi. Una riforma che si presenta priva di qualsiasi attendibilità pedagogica e scientifica e che, com'è oramai tipico di questo governo, sopprime ciò che è buono e fecondo (come alcune valide sperimentazioni) per lasciare intatti indirizzi e curricula bisognosi di un' efficace rivisitazione.
I CIP, in materia di precariato, ribadiscono la loro opposizione ai contratti di disponibilità che, come già ampiamente denunciato fin dall'inizio, si stanno rivelando un rimedio peggiore del male, una misura iniqua e penalizzante per l'intera categoria che, dopo anni di precariato, invece di raggiungere la stabilizzazione lavorativa, viene espulsa e lasciata a casa in cambio di un'indennità di disoccupazione che già gli spettava di diritto. Il Decreto 134/09, e la sua conversione in legge, si sta rivelando l'ennesima ghigliottina per il precariato, poiché elimina anche le residue speranze di ricorrere ai tribunali del lavoro per denunciare l'abuso di contratti a termine da parte della Pubblica Istruzione, abuso già rilevato e condannato dalla Corte di Giustizia europea.
Infine i CIP, nell'aderire a questo sciopero, non possono non prendere atto dell'ennesima divisione del fronte sindacale che continua a manifestare per le stesse ragioni in giorni e con modalità diverse. Riteniamo invece che mai come in questo momento l'opposizione al piano di dismissione della scuola pubblica ha bisogno di superare le divisioni strumentali e surrettizie per ritrovare unità d'intenti: la posta in gioco è il futuro della democrazia e della libertà nella scuola italiana.

Roma, 20 ottobre 2009
C.I.P.- Comitato Insegnanti Precari
Associazione riconosciuta dal Miur con Nota Ministeriale prot. n. 31653 del 30/09/1998 CIP_Associazione Nazionale - via Achille Mauri, 28 - 00135 Roma - tel 06 30683053 - 339 8477138 - 3381996449 - 3293962516 www.cipnazionale.it

20/09/09

I C.I.P. aderiscono alla manifestazione in favore della libertà di stampa







I C.I.P., Comitato Insegnanti Precari, aderiscono alla manifestazione civica da voi promossa in favore della libertà di stampa e contro i soprusi, le intimidazioni e le minacce delle leggi bavaglio finalizzate a limitarne l'azione e la funzione in danno della corretta e libera vita democratica del nostro Paese. I C.I.P. credono nell'informazione corretta, completa, puntuale, plurale e svincolata dai conflitti d'interesse e dalle pesanti interferenze dei poteri politici ed economici di parte, ritenendo che, proprio l' autonomia, sia alla base della libertà di conoscenza, valutazione, pensiero e scelta di ciascuna persona.
I C.I.P. si oppongono alla deriva di un'informazione falsa, deviata, adulterata. Quando l'informazione è incapace di fornire elementi di valutazione e di scelta, impedisce che si sappia, si capisca, si pensi. In una congiuntura economica e sociale così tanto critica, i C.I.P. ritengono necessario che l'informazione sia vigile, libera e capace di analizzare e rappresentare il quadro completo dei problemi del Paese, specie di quelle categorie maggiormente penalizzate dalla crisi, dagli egoismi imperanti e dai tentativi di toglier loro spazio e voce.
Non a caso i canali informativi - occupati e addomesticati come mai prima - restituiscono immagini parziali, distorte e falsamente rasserenanti, fomentando solo l'interesse morboso per la cronaca rosa. In questo modo si distoglie scientemente l'interesse dell'opinione pubblica dalla crudezza della realtà del momento. Questa informazione al guinzaglio mira a nascondere i gruppi e le categorie più deboli e più penalizzate dalle scelte sciagurate e scriteriate del governo. Proprio per questo, essendo la più antica e rappresentativa associazione dei precari della scuola, i C.I.P. hanno scelto di esservi accanto, di appoggiarvi nella battaglia per quel diritto alla conoscenza e alla libertà di pensiero ed espressione che considerano obiettivo comune.


Roma, Ottobre 2009 C.I.P. Direttivo Nazionale

10/07/09

Perché chiediamo le dimissioni del ministro


Perché chiediamo le dimissioni del ministro

Dall'interesse pubblico a quello privato. Dal governo alle offese. Incaricata di amministrare la scuola di tutti, e retribuita con i soldi di tutti, il ministro Gelmini travasa risorse finanziarie pubbliche a beneficio della scuola privata. Lo fa mediante elargizioni incondizionate di superbonus a chi frequenta diplomifici e istituti confessionali. E non finisce qui. Dà pure del pirla a chi la contesta civilmente.

Lasciando perdere la caduta di stile e il deficit di rispetto democratico palesato, cerchiamo di scoprire le ragioni di tanto nervosismo. Di certo i motivi di insoddisfazione e frustrazione non mancano. In un anno non si di poteva far peggio. Critiche e censure sono arrivate dai media indipendenti, dal C.N.P.I. (Consigli Nazionale della Pubblica Istruzione), dalle OO.SS. (Organizzazioni Sindacali) e da quelle di categoria, dagli studenti e dai genitori, dai presidi fino ai bidelli passando per i docenti di ruolo e quelli precari, oltre che dalle opposizioni nelle commissioni come nelle aule parlamentari. Un fallimento totale.

Dal Piano programmatico ai Regolamenti, dalla chiusura delle scuole nei piccoli centri alla determinazione del numero degli alunni per classe, dalla circolare sulle iscrizioni a quella sui libri di testo, dal sistema di valutazione alla quantificazione degli organici, dal voto in condotta a quello di ammissione all'esame di stato, abbiamo assistito ad una lunga serie di provvedimenti raffazzonati, velleitari, demagogici, scoordinati tra loro e disarticolati dalla realtà e dall'impianto normativo e funzionale del sistema scolastico nazionale. Norme scritte e poi corrette, proposte e contraddette, avanzate e rinnegate, varate con decretazione d'urgenza e rimandate a data da destinarsi. Specchio di ignoranza, inettitudine, idiozia. Tre "i" vere al posto delle tre "i" millantate dalla allora ministra Moratti: impresa, informatica e inglese.

Una conduzione contraddistinta da presunzione e arroganza. Da una furia persecutoria e da un livore senza pari nei confronti della scuola statale, di chi la frequenta e di chi ci lavora. Il comportamento supino e vigliaccamente subalterno verso il ministero dell'economia ha permesso, inoltre, che si saccheggiassero le già esigue risorse disponibili per l'esercizio didattico essenziale. Tipica condotta di chi non ha conosciuto ed apprezzato le scuole statali, avendole preferito i più comodi istituti privati, e nutre nei confronti dell'istruzione pubblica un rancore antico, corroborato da un più recente antagonismo politico, visto che la scuola statale sarebbe territorio di facinorosi comunisti.

Una prova? Meglio due. La prima: la ministra, in collegamento telefonico con "Uno mattina estate" si è recentemente dichiarata orgogliosa del minor numero di ammessi agli esami di stato e del maggior numero di bocciati nelle classi intermedie. Si è inorgoglita dei suoi fallimenti. Confondendo la serietà con la severità. Omettendo, per ignoranza o malafede, la causa di questi insuccessi. L'impossibilità materiale di attivare gli interventi di recupero e sostegno preventivo degli alunni in difficoltà dovuta all'assenza di fondi che, com'è noto, sono stati tagliati dalla pseudoriforma targata Gelmini-Tremonti. Fondi ora travasati dalla scuola di tutti e per tutti alle scuole private. Ed ecco la seconda: la Nostra ha pensato ad un ulteriore superbonus da elargire a chi opta per scuole private e diplomifici. In sostanza, siamo di fronte ad una politica che, nella scuola settaria ed elitaria, penalizza gli studenti e favorisce i paganti. A misura di furbi, insomma, a misura di chi la governa. Di chi cerca "lidi di comodo" (leggi Reggio Calabria, per esempio) per raccattare titoli che, altrove, non avrebbe conseguito (leggi Brescia, e non a caso). Tornando all'attualità, il TAR del Lazio sta mettendo in discussione il castello di carte con i provvedimenti applicativi delle pseudoriforme Gelmini. Dapprima la sospensiva della circolare sui libri di testo, frettolosamente insabbiata dal Consiglio di Stato senza neppure rispettare le procedure formali. Poi l'impugnativa della circolare sulle iscrizioni e di tutti gli atti connessi, compresi gli organici, per l'assenza dei definitivi atti fondamentali, necessari all'attuazione: dal Piano programmatico al Regolamento del primo ciclo, fino al dimensionamento degli organici. A dimostrazione di come le cosiddette riforme Gelmini siano solo "sparate a salve" e non si rivelino applicabili. Oltre alle puntuali bocciature del Tar, sono arrivate anche quelle della Corte costituzionale. La Consulta ha appena accolto i ricorsi proposti da alcune regioni sugli accorpamenti tra le scuole che, per mere logiche di ragioneria contabile, sopprimono nei piccoli centri i residui presidi identitari e di legalità presenti sul territorio. Ancora il Tar del Lazio ha, in questi giorni e per la seconda volta, accolto i ricorsi dei precari contro il Decreto sull'inserimento "in coda" nella graduatorie ad esaurimento. Il tribunale amministrativo, infatti, ha sospeso l'applicazione della norma con tutte le conseguenze che questo determinerà sull'impiego delle stesse graduatorie sia per le assunzioni in ruolo, sia gli incarichi annuali e le supplenze temporanee. In sintesi per il regolare funzionamento della scuola. Quindi, salvo impugnativa del MIUR al Consiglio di Stato, l'inserimento a "pettine" e non più "in coda" sarà consentito a tutti quei precari che volessero cambiare provincia. Questa novità – l'ennesima in corsa – avrà un effetto devastante sugli Uffici scolastici provinciali, con l'ulteriore slittamento, peraltro già disposto dal Miur, delle operazioni sugli organici, sui trasferimenti, sulle assegnazioni provvisorie e sulle nomine. A questo punto nel mese di agosto – feriale anche per scuole e U.S.P. (Uffici Scolastici Provinciali) – si dovrebbero compiere tutti gli adempimenti per la messa a punto dell'organico di fatto.

Nel frattempo, con l'avvento del nuovo anno scolastico, si dovrà provvedere alla copertura dei posti vacanti utilizzando le vecchie graduatorie e i supplenti temporanei. Ciò in attesa del reclutamento degli aventi diritto dalle nuove graduatorie che, con tutta probabilità, saranno disponibili non prima di dicembre/gennaio. Questo provocherà l'inevitabile avvicendamento di circa centomila docenti, con tutti i contraccolpi educativi, cognitivi, metodologici ed affettivi conseguenti alla discontinuità didattica procurata, a metà anno, in tutte le scuole, specie in quelle di "frontiera". È qui che la precarietà lavorativa di un numero cospicuo di insegnanti, di norma, si salda con quella esistenziale, sociale e culturale degli alunni, quelli che frequentano le "scuole del disagio" se non della dispersione e della elusione scolastica. È da queste scuole che i docenti in ruolo si allontanano appena possono. Proprio quelle dove, per contro, sarebbe necessario fornire agli alunni più svantaggiati maggiore stabilità didattica e affettiva, maggiore collegialità ed esperienza professionale. Caos, inefficienza, danni per l'erario, sconquassi didattici e perenni valzer di cattedre, con tutto il corollario di ricorsi e perdita di qualità del sistema scolastico nazionale, questo è il risultato della nuova conduzione del ministero di viale Trastevere. Senza entrare nel merito della insensatezza e del bassissimo profilo scientifico, didattico e funzionale dei provvedimenti di riforma varati dall'attuale esecutivo, la sola conduzione del dicastero dell'Istruzione è sufficiente perché si richiedano le immediate dimissioni del ministro.

Roma, 10 Luglio 2009

C.I.P.- Comitato Insegnanti Precari
Associazione riconosciuta dal M.I.U.R. con Nota Ministeriale prot. n. 31653 del 30/09/1998 CIP_Associazione Nazionale - via Achille Mauri, 28 - 00135 Roma - tel 06 30683053 - 339 8477138 - 3381996449 - 3293962516 www.cipnazionale.it

05/07/09

I CIP aderiscono alla manifestazione del 5 luglio 2009

Roma, 30 Ottobre 2008 da claudia_perilli.
I C.I.P. ADERISCONO AL SIT-IN DEL 15 LUGLIO DAVANTI AL PARLAMENTO
I CIP aderiscono alla manifestazione che si terrà in p.zza Montecitorio a Roma il prossimo 15 luglio a sostegno della scuola pubblica, in difesa del diritto all'istruzione di qualità dei giovani e al lavoro dei docenti precari.
I CIP contestano, nello specifico, la frammentarietà ed estemporaneità delle iniziative legislative in materia scolastica, del tutto prive di attendibilità pedagogica e scientifica e subalterne a miopi logiche di ragioneria contabile. Ma anche l'iter d'urgenza scelto dal governo per l'approvazione, col quale ha escluso sia la concertazione con le componenti della "scuola militante" sia la contrattazione con i rappresentanti dei lavoratori del comparto scuola.
I CIP denunciano anche gli effetti destabilizzanti che tali iniziative legislative stanno avendo sulla entità, l'efficacia e la tempestività delle nomina del personale docente, con il conseguente pregiudizio per il regolare inizio delle attività didattiche del prossimo anno scolastico. Iniziative, così maldestre da essere sovresposte a ricorsi dalle troppe parti lese e a svariati giudizi avversi e sospensive dei competenti organi della giustizia amministrativa, con il conseguente venir meno della residua certezza del diritto in materia di istruzione.
I CIP, rifiutano: la sottrazione di oltre 8 miliardi di euro al finanziamento della scuola statale ed il relativo travaso di risorse finanziarie pubbliche a beneficio della scuola privata, mediante elargizioni incondizionate di superbonus a chi frequenta diplomifici e istituti confessionali; la scriteriata riduzione delle risorse economiche necessarie al normale esercizio funzionale ma anche alle attività didattiche ordinarie, complementari, di recupero e di approfondimento; la soppressioni di classi mediante l'aumento abnorme del numero degli alunni; la revoca del diritto all'integrazione dei ragazzi diversamente abili con la riduzione delle risorse destinate al sostegno; la chiusura dei plessi scolastici nei piccoli centri, peraltro già bocciata dalla Corte Costituzionale; la elusione sistematica della normativa sulla sicurezza negli edifici scolastici, con tutto il corollario di rischi e tragedie annunciate; l'adozione del maestro unico, la revoca delle compresenze e del tempo pieno nella istruzione primaria; la contrazione generalizzata degli orari di lezione negli altri ordini della scuola di base; la rimozione delle sperimentazioni e la contrazione del tempo scuola nei vari comparti dell'istruzione d'ogni ordine e grado, con grave pregiudizio per la varietà e la qualità dell'offerta formativa pubblica; la mutilazione degli organici ed il blocco del turnover; il proposito di affidare ai dirigenti scolastici la facoltà di scegliere, stabilizzare ed eventualmente gratificare gli insegnanti pur in assenza di regole certe, trasparenti e condivise; l'attacco sia alla libertà d'insegnamento e di espressione dei docenti sia al pluralismo e alla collegialità nell'azione didattica; il disegno di legge Aprea contenente norme per la chiamata diretta, ma anche disposizioni per la aziendalizzazione dell'istruzione e la gerarchizzazione della classe docente; l'accorpamento di più classi di concorso ed il conseguente abuso dello strumento della mobilità professionale a dispetto delle competenze specifiche e delle esperienze acquisite nel tempo; il sistematico ed indiscriminato linciaggio contro la professione docente e la dedizione al lavoro dell'intera categoria; i giudizi sommari ed arbitrari e le inaccettabili discriminazioni nei confronti degli insegnanti meridionali e delle scuole del sud; il mancato rispetto degli impegni sanciti dalla legge finanziaria 296/2006, in materia di docenti precari, che ha impedito l'assunzione di 150mila docenti e 30mila ATA, nonché l'assenza di un concreto disegno strategico alternativo per la stabilizzazione del personale scolastico impiegato da decenni con incarichi a tempo determinato.
I CIP, per tutto ciò, partecipano all'odierna iniziativa, ponendosi - così come hanno sempre fatto negli oltre dieci anni della loro attività - in prima linea in ogni iniziativa e manifestazione di protesta ma impegnandosi anche, con proposte costruttive, in tutte le sedi istituzionali nelle quali si amministra e si legifera in materia scolastica.

"I CIP, in questa prospettiva – sostiene la presidente nazionale Maristella Curreli - sollecitano ancora una volta, incontri e consultazioni sia al ministero sia nelle Commissioni parlamentari di Camera e Senato per la determinazioni di prospettive migliori per la scuola italiana, per chi la frequenta e per chi ci lavora, cosicché non vi sia precarietà, né per gli uni né per gli altri''.
Roma, 05 Luglio 2009 C.I.P.- Comitato Insegnanti Precari

25/06/09

Riunione Cip Taranto

Cari precari,

la riunione del Cip Taranto è indetta per venerdì 26 giugno alle ore 19.00 presso il Red Hot Cafè di Ugo in via Lucania 41 a Taranto per

tutti i chiarimenti circa l'iscrizone on line nelle graduatorie di Istituto.

Vi aspetto

Elena

18/05/09

Non è un paese per precari

Sono pluriabilitata all'esercizio della professione docente. Lo sono diventata per aver superato dei pubblici concorsi banditi dallo Stato. Questo, invece di valorizzare le competenze riscontrate mi ha precarizzato per anni, al punto che non mi si identifica più come insegnante ma come precaria.
Precari lo siamo in tanti, da tanto. Ci chiamiamo addirittura storici. Non contiamo più gli anni di carriera, ma i decenni. Siamo quelli che servono lo Stato quando allo Stato serve, lì dove occorre, ad occupare cattedre per il tempo e gli insegnamenti disponibili. Aspettiamo "buoni buoni in fila indiana" il nostro turno in graduatoria, come sapientemente scrive il giornalista Carlo Mercuri nella sua intervista al Ministro Gelmini sul Messaggero del 17 Maggio. Le chiamano graduatorie a esaurimento ma non si esauriscono mai, perchè invece di assumere nuovi docenti per sostituire quelli che si pensionano tagliano le cattedre, ed è del destino di queste che con ansia leggo nell'articolo, e non solo.
La nostra carriera, o meglio, il nostro calvario professionale è così lungo che annovera, rendendoci ancora più aggiornati ed esperti, non solo innumerevoli cambi di Istituti scolastici, ma anche cambi generazionali di adolescenti e di istituti familiari, cambi pure di figure di capi di Istituto, prima Presidi ora Dirigenti. Leggo appunto della chiamata diretta. Leggo che tra un mese, un mese e mezzo, ci sarà una proposta, così dichiara il Ministro. Invece di assumere secondo i meriti e l'esperienza accumulata, i presidi sceglieranno chi vogliono e come vogliono. E l'ansia sale.
Noi precari della scuola ci sentiamo allora centrifugati, oggi come non mai, nel perenne carosello di dichiarazioni e ritrattazioni, a fasi alterne ci sentiamo sottratti e poi restituiti il nostro diritto alla precarietà, quello che, in attesa di meglio, ci accompagna da sempre.
Ma le risposte del Ministro non rispondono. Anzi confondono.
Come può esserci tra un solo mese la soluzione se poi sostiene che " è un argomento veramente complesso"?
Come possono esserci delle proposte in Parlamento e nessuno degli interessati le può condividere? Mentre ci si confronta solo con i presidi e , forse, con i sindacati, proprio i precari sono esclusi dalla consultazione. Esautorati anche da questo diritto. Per la prima volta le reiterate richieste di audizione presso la VII Commissione competente restano inevase, nonostante la nostra Associazione sia riconosciuta da oltre dieci anni dallo stesso Ministero dell'Istruzione.
Infine la dichiarazione finale: " Senza valutazione non c'è qualità".
Gentile Ministro, una o più lauree, concorsi a cattedra, corsi abilitanti, specializzazioni e master, perfezionamenti e soprattutto anni e anni di tirocinio e lavoro sul campo come Lei ha recentemente indicato quale fattore primario per imparare ad insegnare, non sono sufficienti per meritare una carriera? O almeno risposte certe?

Elena la Gioia
Vicepresedente CIP, Comitato Insegnanti Precari

29/04/09

La posizione dei C.I.P. sulle graduatorie ad esaurimento 2009

La posizione dei C.I.P. sulle graduatorie ad esaurimento 2009

A seguito del direttivo nazionale, tenutosi a Roma nel giorno 29 marzo 2009, i C.I.P. avanzano le seguenti proposte perché la prossima O.M. sulle graduatorie ad esaurimento preveda:

1) l'aggiornamento del punteggio conseguente all'acquisizione di nuovi titoli e al servizio prestato;
2) l'inserimento a pettine dei nuovi iscritti sulla scorta del punteggio riportato a seguito dell'abilitazione e degli altri titoli in loro possesso;

3) la "ripulitura" delle graduatorie da quanti già godono di incarichi a tempo indeterminato o abbiano, per almeno tre anni consecutivi, rifiutato incarichi annuali e non abbiano, per lo stesso periodo, acquisito ulteriore punteggio;
4) che le nomine a tempo indeterminato e annuali siano conferite esclusivamente agli iscritti nella graduatorie provinciali ad esaurimento. Nel caso in cui queste siano esaurite, gli incarichi saranno conferiti agli aventi diritto inclusi nelle graduatorie ad esaurimento della provincia territorialmente più prossima, o, in alternativa, a mezzo di concorso per soli titoli (dove per titoli si intende il punteggio riportato da ciascun concorrente nella graduatoria di provenienza) aperto ai docenti, già inclusi nelle graduatorie ad esaurimento di altre province, che abbiano risposto al bando;
5) la chiusura delle graduatorie a nuove inclusioni con l'espresso divieto di attivare nuove procedure abilitanti per quelle classi di concorso le cui graduatorie non siano state effettivamente esaurite.

Direttivo Nazionale C.I.P.
Roma, 29 Marzo 2009

14/04/09

I CIP aderiscono alla Manifestazione di Taranto per la sicurezza sui luoghi di lavoro del 18 Aprile

I CIP aderiscono alla Manifestazione di Taranto per la sicurezza sui luoghi di lavoro del 18 Aprile

La scuola è un posto di lavoro e un luogo dove crescere. E anche a scuola, come sui posti di lavoro, invece di crescere si può morire, come è successo a Vito, studente torinese. Non è possibile andare a scuola incrociando le dita. A Torino come a San Giuliano di Puglia. Oggi come ieri. Al momento, nelle scuole italiane, avvengono oltre centomila infortuni all'anno.
L'incremento del 20%, negli ultimi otto anni la dice lunga sull'accresciuta fatiscenza e pericolosità delle strutture e degli impianti dei nostri edifici scolastici.
Tre su quattro sono fuori norma.
Uno su due è sprovvisto di certificato d'agibilità statica.
Più di un terzo non è fornito di impianti elettrici a norma.
Il personale, inoltre, non è formato per fronteggiare eventuali emergenze. Le strutture sono vecchie e inadeguate.
Una scuola su dieci è addirittura collocata in una costruzione edificata per altra destinazione d'uso.
La metà ha ben oltre quaranta anni.
Solo una su venti ha meno di quattro lustri.
I tagli economici, invece, aumentano.
Carenze funzionali e strutturali. Alla scuola italiana manca tutto. E così le nostre scuole, di ogni ordine e grado, crollano. E non solo metaforicamente nelle classifiche OCSE ma, purtroppo, anche materialmente.
Per l''edilizia scolastica si fa poco e male. I lavori sono finanziati senza ponderare i tempi della burocrazia. Si esigono ribassi insostenibili. Non si vigila abbastanza sugli appalti, sui flussi di tangenti e sulla corretta esecuzione delle opere.
La nostra denuncia ha un fondamento, scriviamo con cognizione di causa. Siamo docenti precari con esperienza pruriennale. Abbiamo avuto modo di conoscere scuole collocate in diversi contesti territoriali. Troppo spesso ci siamo imbattuti in strutture fatiscenti ed inadeguate sul piano strutturale ed impiantistico, nelle quali erano disattese le più elementari norme di sicurezza. Poche quelle idonee. Gravi e quotidiani i rischi per l'incolumità di quanti frequentano e lavorano in quegli edifici. Dagli infortuni alla insalubrità dei luoghi, fino all'assenza delle più elementari norme igieniche e sanitarie. Nelle scuole italiane c'è di tutto. Mancano i controlli e chi dovrebbe vigilare ed agire s'appella alla mancanza di risorse. Quando ci scappano i morti il polverone mediatico confonde e non chiarisce. I concorsi di colpa, le connivenze ed il velo di omertà fanno il resto. La magistratura indaga, i periti accertano tutto ed il suo contrario. Il solo risultato è la dilatazione dei tempi, l'assoluzione se non sia subentrata già la prescrizione. Poi tutto riprende, come prima. Per questo Il CIP, Comitato Insegnanti Precari, aderisce alla Manifestazione di Taranto per la sicurezza sui luoghi di lavoro del 18 Aprile.

Direttivo Nazionale CIP

05/04/09

Resoconto degli incontri tra i CIP e il Ministero e la FLC-CGIL

Resoconto degli incontri tra i CIP e il Ministero e la FLC-CGIL

Giovedì 2 aprile una delegazione dei CIP (guidata dalla presidente nazionale Maristella Curreli insieme alla presidente dei CIP Roma, Maria Cristina Rossi) ha sostenuto due importanti incontri tecnici conseguenti all'invio del documento elaborato dal direttivo CIP di domenica scorsa. Il primo con i dirigenti del Miur, Artigliere, Mancini, Bianchini e Palermo e il secondo con Gigi Rossi e Corrado Colangelo della CGIL nazionale.
I temi affrontati durante i due incontri sono stati gli stessi. In estrema sintesi, hanno riguardato la situazione graduatorie e il precariato in generale. Partendo dalle proposte elaborate dal direttivo nazionale CIP di domenica 29 marzo, sono state poste domande e critiche ma anche avanzate proposte concrete.
Gli incontri si sono rivelati costruttivi anche perché sono serviti a conoscere le posizioni e le prospettive dei nostri interlocutori. A conclusione dei due appuntamenti, si è ritenuto di realizzarne, a breve e con frequenza, degli altri, così da seguire l'evoluzione della situazione e porre in essere tutte le iniziative occorrenti.

Incontro al MIUR.

Questi i punti su cui ci siamo confrontati.

1) AGGIORNAMENTO DEL PUNTEGGIO. Perfetta sintonia con il punto 1) del documento CIP.

2) INSERIMENTO A PETTINE DEL NONO CICLO SSIS. È da intendersi come
l'esecuzione della sentenza da attuarsi a cura degli USP. Tutti d'accordo
nell'accogliere la sentenza anche per superare l'incongruità dell'annuncio
di non inclusione del 2007, a SSIS già avviata.

3) RIPULITURA DELLE GaE. Altro punto su cui ci siamo trovati concordi.
Per l'attuazione, è bene che ciò non avvenga attraverso un procedimento amministrativo ma con una vera e propria legge (anche "tipo mille proroghe").
In tal senso saranno avviate dai CIP tutte le iniziative istituzionali e politiche perché si provveda al varo di un apposito provvedimento legislativo.

4) IL TRASFERIMENTO AD ALTRA PROVINCIA DIVENTA OPZIONE. La sentenza del
Consiglio di Stato viene interpretata come "cambio di provincia", pertanto il ministero protende per una "opzione" per altre tre province, con inserimento in coda. Resta ancora il dubbio, non risolto, se la coda sia relativa alla fascia di appartenenza o il fondo dell'ultima. Ovvero, se si passa in coda della prima, della seconda o della terza fascia, oppure sul fondo delle graduatorie.
Da ciò discenderebbe la facoltà per ciascun precario di scegliere fino a cinque
province: quella di partenza, tre opzionali e, qualora ne individuasse un'altra, una diversa per le GI (per le quali si mantiene la possibilità di indicare una provincia diversa da quelle di inclusione nelle diverse GaE).

La proposta di cui al punto 4 del documento CIP del 29/03/09, ovvero di attingere alle
province vicine, secondo i funzionari del Miur, avrebbe un esclusivo valore politico e qualche difficoltà pratica. Proprio per questa implicazione politica, hanno ritenuto di non doversi pronunciare nel merito.
La proposta opzionale contenuta nel medesimo punto 4, che prospettava il conferimento delle nomine mediante concorso per soli titoli, non è stata ritenuta una buona soluzione perché porterebbe ad allungare i tempi di nomina ogni qualvolta ci fosse bisogno di nuovi reclutamenti in una provincia, dovendo bandire in quel caso un concorso nazionale.

5) la proposta di cui al punto 5 del direttivo non è stata dibattuta perché non aveva gli interlocutori direttamente investiti del potere discrezionale e decisionale. Ciononostante vi è stata la condivisione sostanziale di porre un freno alla creazione di nuovo precariato.

6) Circa la POSSIBILITA' CHE, come nel 2001, SI PASSI ALLA RICONFERMA DEGLI INCARICHI, i funzionari si sono limitati a definirla "una questione aperta".

7) SULLA PRESENZA DEGLI INSEGNANTI IN CLASSE DAL PRIMO SETTEMBRE, hanno fatto notare "che bisogna considerare l'anno difficile". Al di là dell'ottimismo si percepivano delle preoccupazioni.
Sulla scansione dei tempi si prevede che il bando per l'aggiornamento possa
comparire sulla GU subito dopo le vacanze pasquali, sebbene si sia fatto notare che, dal 31 gennaio, si continua a rinviare la pubblicazione di settimana in settimana.

8) IMMISSIONI IN RUOLO. Sono previste maggiori immissioni al nord per le materie scientifiche. Questi sarebbero i dati: cifra complessiva di 20.000, di cui 8.000 ATA, 7000 nel sostegno e 5000 per tutte le altre classi di concorso.

9) È stato fatto notare che le autorizzazioni per le immissioni in ruolo sono concesse con lentezza, ma BISOGNERA' PUR COMBATTERE per ottenerle. A tal proposito ci è stato consigliato di chiedere un incontro con la ministra e/o i suoi consiglieri.

10) SCELTA DI 20 SCUOLE E NON PIU' 30 NELLE GI. I CIP hanno chiesto che, in
considerazione dei tagli e del particolare momento di crisi, si torni alle 30 scuole. Ci è stato fatto notare che, al momento, bisogna rifarsi al regolamento 131 del 2007 tuttora valido anche per le domande del 2009. Anche in questo caso occorrerebbe riscrivere il regolamento.

11) CATTEDRE DI DIRITTO PER LINGUE. La responsabile degli organici (convocata appositamente) ha confermato che tutte le cattedre di seconda lingua alle medie passeranno dall'organico di fatto all'organico di diritto.

12) Una indiscrezione ci porta a conoscenza dell'ACCOGLIMENTO, DA PARTE DEL TAR LAZIO (30/62 2009), DI UN RICORSO PER LO SPOSTAMENTO DEL SERVIZIO su altra classe di concorso così da pareggiare lo spostamento dei 24 punti per il corso SSIS.

Incontro con gli esponenti della CGIL.

A) Con la CGIL per motivi di tempo non abbiamo affrontato le proposte di cui
al punto 4 del su menzionato documento CIP.

B) Si è riscontrato il pieno accordo sulla ripulitura delle GaE dai colleghi di ruolo e su tutti gli altri punti del nostro documento.

Ecco le loro proposte:

C) bisogna partire dalla cifra di meno 20.000 posti di lavoro (scarto tra tagli e pensionamenti). Sono numeri che stanno migliorando perché si stanno ridimensionando gli esuberi. Posti che vanno, secondo loro, ripristinati dove si perdono, partendo dal concetto di posto "incardinato" ad una scuola. In tal caso è la scuola che stabilisce quale utilizzazione fare del docente in esubero: se destinarlo alle supplenze o ad altri incarichi;


D) l'obiettivo della CGIL è di evitare il "mercato dei punteggi" nelle scuole private (anche perché a loro giudizio il vero picco all'in giù vale per quest'anno. Dall'anno prossimo dovrebbe ridursi l'entità dei posti tagliati anche a fronte di un incremento dei pensionamenti). Intendono avversare questo pericolo chiedendo, in primo luogo, il rinnovo dell'incarico per tutti coloro che lo hanno avuto quest'anno dall'USP, ma, in subordine, DEVE ESSERE COMUNQUE GARANTITO IL PUNTEGGIO A CHI QUESTO ANNO HA AVUTO L'INCARICO. Ovviamente, anche su questo punto vi è assoluta condivisione dei CIP;

E) la CGIL intende, inoltre, chiedere di ridurre la mobilità al 50% (25% professionale + 25% territoriale). Su questo argomento "sfonda una porta aperta". I CIP lo stanno chiedendo ai sindacati da oltre cinque anni…

Direttivo C.I.P. Roma, 04/04/2009

26/03/09

L'istruzione italiana ridotta a scuola di taglio

L'istruzione italiana ridotta a scuola di taglio



26 marzo 2009 - CIP Associazione Nazionale
I numeri, per definizione, non sono né di destra né di sinistra. Ma, se riguardano persone e istituzioni, hanno valore politico.

Gli ultimi sono stati resi noti dal ministero dell'istruzione e riguardano i precari della scuola. Donne e uomini che hanno scelto d'insegnare e per questo, come mai prima, hanno conseguito una o più lauree, tante abilitazioni, idoneità ai concorsi magistrali, specializzazioni, master, aggiornamenti, stage, perfezionamenti, ecc..

Eppure, nell'ultimo decennio, il precariato nella scuola è aumentato del 120%. Dieci anni fa si contavano 64mila docenti con contratto a tempo determinato, mentre oggi sono oltre 141mila, con punte del 200% nella scuola secondaria di primo grado. Per ogni sei insegnanti in servizio, uno è precario, con un incremento percentuale di circa il 300%, salito al 400% per il personale assistente, tecnico e amministrativo.

Colpa della denatalità? Manco a parlarne. In due lustri gli alunni sono aumentati del 3%, cioè di circa 211mila unità. Per porre riparo alla crisi del "sistema Italia" e favorirne la riconversione, i nostri governi rinunciano all'istruzione, alla qualificazione e alla formazione, ma anche alla ricerca e all'innovazione.

Un suicidio politico? Peggio, una mutilazione del futuro dei giovani, della loro facoltà di competere e riuscire. Di godere del diritto alla conoscenza ed alla consapevolezza. I millantatori di stato le chiamano riforme ma, in realtà, si leggono solo cifre. Alcune hanno il segno meno ed altre il più. Meno: risorse, tempo scuola, personale, aule, scuole, indirizzi di studio e sostegno agli handicappati. I segni "più" riguardano l'amento abnorme degli alunni per classe, le distanze per raggiungere le scuole superstiti, l'elusione e l'abbandono scolastico, il "cannibalismo professionali con l'incentivazione agli straordinari, l'incremento dei docenti precari e di quelli disoccupati, la maggiore ghettizzazione degli stranieri. Eppure hanno la spudoratezza di chiamarle riforme.

Nel Paese degli inganni e dei raggiri, stavolta, i genitori non sono cascati nella truffa del maestro unico. Così, il 97% ha rispedito "il pacco" a viale Trastevere. La nostra scuola è ridotta a scuola di taglio, imbastisce inutili stravaganze didattiche, rattoppa vecchie pezze autoritarie, cuce grembiulini addosso ai bambini e strappa i destini di chi le frequenta o vi lavora.

Francesco Casale per i C.I.P. - Comitati Insegnanti Precari

10/03/09

I CIP aderiscono allo sciopero della scuola del 18 marzo 2009










I CIP aderiscono allo sciopero della scuola del 18 marzo 2009

I C.I.P. aderiscono allo sciopero del 18 Marzo contro le iniziative del ministro Gelmini e la politica scolastica del governo in materia di istruzione e precariato.
"Ancora una volta i precari della scuola scioperano a difesa degli spazi occupazionali e del diritto dei giovani ad un'istruzione pubblica libera e di qualità, perché – chiarisce Maristella Curreli, presidente nazionale dei C.I.P. comitato insegnanti precari – mai come ora la nostra precarietà lavorativa si sta saldando con quella esistenziale delle future generazioni, specie quelle culturalmente e socialmente più svantaggiate. Questo governo sta, a noi e a loro, rubando il domani".
I C.I.P. chiedono il rispetto dalla legge 296/2006 sulla stabilizzazione dei docenti precari attraverso la copertura di tutte le disponibilità perché, la permanenza di un insegnante su sei in regime di costante provvisorietà, comporta ricadute gravissime sulla qualità della nostra scuola, sulla competitività sia del nostro sistema formativo e sia dell'intero sistema paese in ambito internazionale. Mina, per tutti, le basi del domani, sottrae spazi di conoscenza, di consapevolezza, di libertà e di democrazia.
I C.I.P. deplorano il terrorismo mediatico circa l'esubero dei docenti in servizio. A cui si accompagna il più bieco, volgare e diffamatorio linciaggio di ministri delle finanze, della funzione pubblica e dell'istruzione contro la scuola e i suoi operatori. Questa cornice di falsità è, da sempre, stata propedeutica al blocco del turnover, ai tagli delle cattedre, ai dissennati aumenti degli alunni per classe, alla revoca del tempo pieno, prolungato o esteso, alla sottrazione del sostegno agli alunni portatori di handicap, alla riduzione del tempo scuola, alla chiusura di scuole, alla limitazione degli indirizzi scolastici, alla negazione delle risorse per il recupero, alla decurtazione dei fondi di gestione degli istituti e via così, di male in peggio, col dichiarato intendo di abbassare la qualità dell'offerta formativa della scuola statale e favorire, anche con elargizioni crescenti di fondi pubblici, gli istituti privati, specie se confessionali.
La politica dei tagli - la sola che questo governo, ostili alla scuola, ha attuato con accanimento - in estrema sintesi, colpisce prioritariamente i docenti precari e le future generazioni.
Ma ancora più scandalosa ed insopportabile è la condotta truffaldina del nostro ministero dell'Istruzione che, da un lato, denuncia l'esubero di personale docente in servizio nella scuola d'ogni ordine e grado a cui s'aggiunge l'abnorme presenza di precari in attesa di definitiva, e pressoché impossibile, stabilizzazione in ruolo e, dall'altro, istituisce ulteriori percorsi abilitanti. Delle due l'una, o il dicastero è retto da incompetenti ed irresponsabili oppure è in atto una strategia ingannevole in danno dei giovani specializzandi, destinati a divenire, a caro prezzo, i precari senza speranza di domani.
Per tutto questo i C.I.P. manifesteranno, il 18 Marzo, a Roma, a difesa della scuola di tutti e per tutti, perché l'istruzione non sia trattata come merce da vendere e acquistare ma sia concepita come investimento e non spesa da tagliare. I C.I.P. avvertono l'esigenza di difendere la libertà della funzione docente e della scuola statale dai diktat della politica di parte, perché si favorisca l'integrazione e non le discriminazioni, la promozione civile e non l'addottrinamento.
"I provvedimenti Gelmini-Tremonti-Aprea – conclude Maristella Curreli – costano 160.000 posti di lavoro e cancellano ogni possibilità di stabilizzazione dei precari, revocando i loro diritti acquisiti negli anni, infliggendo un colpo ferale alla scuola statale" .

Roma, 10 Marzo 2009
C.I.P.- Comitato Insegnanti Precari

11/02/09

Riunione Cip Taranto

 

Cari colleghi,
la riunione del Cip di Taranto, aperta a tutti,  è per venerdì 13 Febbraio ore 18.00, sempre al Red Hot Cafè di Ugo in via Lucania 43, a Taranto.

Ci incontreremo per discutere il seguente ordine del giorno:
1) illustrazione del dossier redatto dal Cip nazionale contro il ddl Aprea che sarà presentato dal nostro direttivo nella imminente audizione in Parlamento;
2) resoconti e discussione degli incontri dei sindacati con il Ministero sulla problematica dei precari;
3) riapertura delle graduatorie;
4) rinnovo delle cariche del Cip Taranto;
5) tesseramento.

Vi aspetto tutti.
Elena

18/01/09

Resoconto Contro la scuola di regime: per la scuola della Costituzione


Resoconto Contro la scuola di regime: per la scuola della Costituzione

Cari tutti,
ieri sono stata a Roma per rappresentare il nostro Comitato ad un convegno sul tema "Scuola e Costituzione" organizzato dal comitato "Per la scuola della Repubblica".

Il convegno in difesa della scuola della Costituzione ha inteso evidenziare come l'attacco alla scuola sia solo una parte di un più vasto disegno di destrutturazione della Costituzione stessa. L'azione tenace dei movimenti di base, dalla scuola all'università, è stata in grado in questi mesi di ottenere buoni, sia pure insufficienti, successi, perciò questo convegno è stata una occasione di confronto tra esponenti di movimenti, associazioni, forze politiche e sindacli per verificare la praticabilità reale di azioni congiunte in difesa della scuola.

Corrado Mauceri del Comitato di Firenze ha invitato i presenti ad aderire alle posibili iniziative legali contro le incostituzionalità rilevate in alcuni punti del ddl Aprea (es. art. 33 e art. 117), di smetterla con le distinzioni e di trovare una piattaforma comune.

Nel mio intervento ho parlato del Cip, di chi sono i precari storici, di come sia incostituzionale la modalità atipica dei nostri contratti a tempo determinato ripetuti per decenni, di come sia incostituzionale la mancanza di continuità didattica, soprattutto nelle aree sociali a rischio. Ho ribadito l'adesione del Cip alle iniziative comuni legali e di protesta. Ho dichiarato che, a partire dalla prossima settimana, come Comitato saremo presenti in audizione presso il Parlamento per discutere il ddl Aprea, con un dossier da noi redatto. Niente storie, chiederemo solo ruoli e niente concorsi laddove le graduatorie sono ancora piene zeppe di abilitati!

Vi risparmio gli altri interventi, mentre vi dico che Piergiorgio Bergonzi del PDCI ha posto l'accento, nel suo intervento, sul problema del precariato, e mi ha chiesto un incontro col suo partito, da attuare nello stesso giorno dell'audizione a Roma. Noi non siamo di parte, ma riteniamo che le nostre azioni e le spinte che diamo col nostro lavoro quotidiano di informazione e critica sia destinato ad uno stallo senza la sponda che i partiti politici possono, e devono, per la loro funzione costituzionale, offrire nelle sedi istituzionali, specie in questi momenti di estrema emergenza. Per questo il Cip si rapporta con tutte le forze politiche che si propongono.

Per l'occasione, ho conferito anche con Domenico Pantaleo, il segretario nazionale della CGIL FLC. Gli ho chiesto cosa il suo sindacato proporrà al tavolo permanente sul precariato. Mi ha risposto che il tavolo sul precariato non ha senso se alla base c'è la legge finanziaria dei tagli, il ddl Aprea, il decreto Brunetta, il blocco del turn over. Di che cosa si discuterà se i precari verranno fatti fuori?

Anche lui è intervenuto al dibattito, e ha concluso il suo intervento dicendo: le vittime sacrificali di tutto ciò saranno i precari.

Ho parlato pure con Roberto Jovino, il responsabile dell'Onda. L'ho rimproverato del fatto che quando si parla di precariato, sul loro sito e nei loro discorsi dimenticano i precari della scuola pubblica, puntando invece solo sui precari dell'università. Ha incassato, rivelandomi che altre volte gli era stata fatta la stessa contestazione. Ovviamente la nostra partecipazione (siamo stati l'unica associazione di precari presente) è servita anche ad allacciare nuovi rapporti, ad allineare quelli già esistenti, a contribuire all'informazione e alla difesa del nostro lavoro, ad essere presenti laddove è fondamentale e necessario un impegno unitario.

Elena La Gioia
(vicepresidente nazionale CIP)

19/12/08

Resoconto riunione CIP Taranto

Martedì 16 dicembre 2008, al Red Hot Cafè di Taranto (per gli amici da Ugo ), si è riunito il direttivo del Cip di Taranto, per discutere delle ultime novità in tema di scuola e precariato, e per augurarci un sereno periodo di festa.
Dall'incontro è emerso quanto segue: il Cip Taranto ha programmato per la seconda settimana di Gennaio un incontro, congiunto o separato a seconda delle disponibilità e della volontà dei soggetti interpellati, con i responsabili provinciali di tutti i sindacati di categoria della scuola presenti sul nostro territorio. L'incontro sarà finalizzato in primo luogo alla esposizione e alla discussione delle intenzioni e delle posizioni che i sindacati prenderanno al tavolo permanente per il precariato che il governo ha intenzione di convocare, in secondo luogo per rivendicare le nostre posizioni e le priorità già evidenziate nella Carta del precariato elaborata dal Cip.
Dopo il confronto provinciale, ci attiveremo per incontrare i responsabili regionali.
Elena

03/12/08

Comunicato di adesione allo sciopero del 12 dicembre 2008


Comunicato di adesione allo sciopero del 12 dicembre 2008

I C.I.P. aderiscono allo sciopero del 12 Dicembre contro le iniziative del ministro Gelmini e la politica scolastica del governo in materia di istruzione e precariato. "Dopo essere stati in prima fila il 17 e il 30 ottobre – chiarisce Maristella Curreli, presidente nazionale dei C.I.P. comitato insegnanti precari - scioperiamo ancora a difesa della scuola pubblica, laica e di qualità. Ciò comporta, per i precari, un notevole sacrificio economico ma anche un dovere essenziale. Sul piano occupazionale siamo i soli penalizzati dai tagli della finanziaria voluta da Tremonti". I C.I.P. sottolineano la scarsa sensibilità fin qui dimostrata dalle organizzazioni sindacali verso il precariato e la dissennata divisione del fronte sindacale che sostiene le medesime ragioni con manifestazioni separate, screditandosi come serio interlocutore tanto per i precari quanto per lo stesso governo. . I C.I.P. contestano la strabica politica economica che dissipa risorse pubbliche per sostenere banche, imprenditori inetti o collusi, aziende private e lobby, mentre smantella lo stato sociale e la scuola statale, subappaltandola a CEI e fondazioni private, attraverso l'istituto surrettizio della sussidiarietà. I C.I.P. avanzano riserve di metodo e di merito sui vari provvedimenti varati e programmati dall'esecutivo. Sul piano metodologico, i C.I.P. contestano la frammentarietà e la estemporaneità delle iniziative legislative e l'assenza di attendibilità pedagogica e scientifica. L'iter d'urgenza scelto dal governo per l'approvazione che ha esautorato la "scuola militante" rifiutando il confronto con le varie componenti rappresentative degli operatori del comparto scuola. Nel merito, i C.I.P. rifiutano: l'adozione del maestro unico e la revoca di tempo esteso e pieno nell'istruzione primaria; la contrazione generalizzata degli orari di lezione negli altri ordini di scuola; la programmata chiusura dei plessi scolastici nei piccoli centri; i tagli agli organici ed il blocco del turn over; il proposito di affidare ai dirigenti scolastici la facoltà di scegliere, stabilizzare ed eventualmente gratificare gli insegnanti in assenza di regole certe, trasparenti e condivise; l'attacco sia alla libertà d'insegnamento e di espressione dei docenti sia al pluralismo ed alla collegialità nell'azione didattica; l'accorpamento di più classi di concorso e il conseguente abuso dello strumento della mobilità professionale a dispetto delle competenze specifiche e delle esperienze acquisite nel tempo; il sistematico ed indiscriminato linciaggio contro la professione docente, nonché la professionalità e la dedizione al lavoro dell'intera categoria; i giudizi sommari e le discriminazioni nei confronti degli insegnanti meridionali e delle scuole del sud; il mancato rispetto degli impegni sanciti dalla finanziaria 2007 in materia di docenti precari e l'assenza di un concreto disegno strategico alternativo per la stabilizzazione del personale scolastico impiegato da decenni con incarichi a tempo determinato. Per questo i C.I.P. - unitamente a CGIL, Cobas, Cub, SdL - manifesteranno il 12 Dicembre, a Roma, a difesa della scuola di tutti e per tutti, perché l'istruzione non sia trattata come merce da vendere e acquistare ma concepita come investimento e non spesa da tagliare. I C.I.P. avvertono l'esigenza di difendere la libertà della funzione docente e della scuola statale dai diktat della politica di parte, perché si favorisca l'integrazione e non le discriminazioni, la promozione civile e non l'addottrinamento. "I provvedimenti Gelmini-Tremonti-Aprea – conclude Maristella Curreli – costano 160.000 posti di lavoro e cancellano ogni possibilità di stabilizzazione dei precari, revocando i loro diritti acquisiti negli anni, infliggendo un colpo ferale alla scuola statale ".

Roma, 03 dicembre 2008
C.I.P.- Comitato Insegnanti Precari

24/11/08

Il crollo delle scuole e della scuola


Il crollo delle scuole e della scuola
di Gianfranco Pignatelli

Carenze funzionali e strutturali. Alla scuola italiana manca tutto. Colpa dell'inettitudine politica e della superficialità amministrativa dei ministri dell'istruzione. Ma soprattutto dell'ottusa miopia di premier e ministri dell'economia. E così le nostre scuole, di ogni ordine e grado, crollano. E non solo metaforicamente nelle classifiche OCSE ma, purtroppo, anche materialmente. Per l'uno e l'altro crollo, il ceto politico ha parole e solo parole. Denigratorie per chi ci lavora o di cordoglio per chi ci muore. A Torino come a San Giuliano di Puglia. Oggi come ieri.
Se la nostra fosse una democrazia reale, chi governa risponderebbe delle proprie responsabilità politiche o penali. Per il danno procurato ad intere generazioni ed al Paese nel suo insieme oppure per omicidio colposo.
Da anni – nel comparto scuola - governare fa solo rima con tagliare. Tagli eccessivi investono l''ordinario: dalla conduzione didattica (scuole, tempo, aule, cattedre) alla manutenzione delle strutture. In compenso non si controllano gli sprechi delle risorse per progetti didattici di dubbia utilità, che rimpinguano le tasche dei dirigenti scolastici e di taluni insegnanti. Per l''edilizia scolastica si fa poco e male. I lavori sono finanziati senza ponderare i tempi della burocrazia. Si esigono ribassi insostenibili. Non si vigila abbastanza sugli appalti, sui flussi di tangenti e sulla corretta esecuzione delle opere. Sono rimandati ad oltranza la messa in sicurezza degli edifici scolastici, concedendo all'edilizia pubblica molto più di quanto venga tollerato da quella privata. Di questo, magari se ne parla nei collegi dei docenti o nei consigli d'istituto. Qualche volta si verbalizza pure, ma poi rimane tutto lettera morta.
La mia denuncia ha un fondamento. Scrivo con cognizione di causa. Lo faccio da architetto e professore con esperienza trentennale. Ho avuto modo di conoscere scuole collocate in diversi contesti territoriali. Troppo spesso mi sono imbattuto in strutture fatiscenti ed inadeguate sul piano strutturale ed impiantistico, nelle quali erano disattese le più elementari norme di sicurezza. Poche quelle idonee. Gravi e quotidiani i rischi per l'incolumità di quanti frequentano e lavorano in quegli edifici. Dagli infortuni alla insalubrità dei luoghi, fino all'assenza delle più elementari norme igieniche e sanitarie. Nelle scuole italiane c'è di tutto. Mancano i controlli e, chi dovrebbe vigilare ed agire, s'appella alla mancanza di risorse. Il risultato? Tutti si sentono esenti da responsabilità. Tutti si lagnano e nessuno agisce. Quando ci scappano i morti il polverone mediatico confonde e non chiarisce. I concorsi di colpa, le connivenze ed il velo di omertà fanno il resto. La magistratura indaga, i periti accertano tutto ed il suo contrario. Il solo risultato è la dilatazione dei tempi, l'assoluzione se non sia subentrata già la prescrizione. Poi tutto riprende, come prima eppure peggio. Magari confidando in questo o quel santo protettore che ci risparmi da tutti i possibili danni procurati dalla sciatteria di sempre. Voto dopo voto, taglio dopo taglio, spreco dopo spreco, incuria dopo incuria, insabbiamento dopo insabbiamento. Magari con l'intermezzo di qualche commemorazione. Rituale anche questa, ovviamente.

25/10/08

Comunicato di adesione allo sciopero del 30 ottobre 2008


I CIP ADERISCONO ALLO SCIOPERO DELLA SCUOLA DEL 30 OTTOBRE

I CIP aderiscono allo sciopero del 30 Ottobre contro le iniziative del ministro Gelmini e la politica scolastica del governo in materia di istruzione e precariato.
"Dopo essere stati in prima fila lo scorso 17 ottobre – chiarisce Maristella Curreli, presidente nazionale dei C.I.P., Comitato Insegnanti Precari - scioperiamo ancora il 30 perché siamo al fianco di chiunque si batta per la scuola pubblica, laica e di qualità. Manifestare, per noi precari, comporta un notevole sacrificio economico. Scendiamo in piazza con convinzione ma anche costretti sia dalla scarsa sensibilità fin qui dimostrata dalle organizzazioni sindacali verso il precariato sia dalla dissennata divisione del fronte sindacale che sostiene le stesse ragioni in giorni e manifestazioni separate".
I CIP avanzano riserve di metodo e di merito sui vari provvedimenti varati e programmati dall'esecutivo. Nel metodo, i CIP contestano la frammentarietà ed estemporaneità delle iniziative legislative e l'assenza di attendibilità pedagogica e scientifica; l'iter d'urgenza scelto dal governo per l'approvazione, con l'esclusione tanto della concertazione con le varie componenti della "scuola militante" quanto della contrattazione con i rappresentanti degli operatori del comparto scuola. Nel merito, i CIP rifiutano: l'adozione del maestro unico e la revoca del tempo pieno nell'istruzione primaria; la contrazione generalizzata degli orari di lezione negli altri ordini di scuola; la programmata chiusura dei plessi scolastici nei piccoli centri; i tagli agli organici ed il blocco del turn over; il proposito di affidare ai dirigenti scolastici la facoltà di scegliere, stabilizzare ed eventualmente gratificare gli insegnanti in assenza di regole certe, trasparenti e condivise; l'attacco sia alla libertà d'insegnamento e di espressione dei docenti sia al pluralismo ed alla collegialità nell'azione didattica; l'accorpamento di più classi di concorso e il conseguente abuso dello strumento della mobilità professionale a dispetto delle competenze specifiche e delle esperienze acquisite nel tempo; il sistematico ed indiscriminato linciaggio contro la professione docente, nonché la professionalità e la dedizione al lavoro dell'intera categoria; i giudizi sommari e le discriminazioni nei confronti degli insegnanti meridionali e delle scuole del sud; il mancato rispetto degli impegni sanciti dalla finanziaria 2007 in materia di docenti precari e l'assenza di un concreto disegno strategico alternativo per la stabilizzazione del personale scolastico impiegato da decenni con incarichi a tempo determinato.
Per questo i CIP - unitamente a CGIL-CISL-UIL, GILDA, SNALS - manifesteranno il 30 Ottobre a Roma a difesa della scuola di tutti e per tutti, perché l'istruzione non sia trattata come merce da vendere e acquistare ma concepita come investimento e non spesa da tagliare. I CIP avvertono l'esigenza di difendere la libertà della funzione docente e della scuola statale dai diktat della politica di parte, perché si favorisca l'integrazione e non le discriminazioni, la promozione civile e non l'addottrinamento.
"I provvedimenti Gelmini-Tremonti-Brunetta-Aprea – conclude Maristella Curreli – costano migliaia di posti di lavoro, infliggono un colpo ferale alla libertà d'insegnamento ed alla scuola statale, la subappaltano ai privati, attraverso l'istituto surrettizio della sussidiarietà, revocano il diritto all'istruzione democratica, pluralista alle future generazioni". Roma,23ottobre2008

C.I.P.- Comitato Insegnanti Precari
Associazione riconosciuta dal Miur con Nota Ministeriale prot. n. 31653 del 30/09/1998

CIP_Associazione Nazionale - via Achille Mauri, 28 - 00135 Roma
tel 06 30683053 - 339 8477138 - 3381996449 - 3293962516
www.cipnazionale.it

06/10/08

Comunicato stampa Cip


I CIP ADERISCONO ALLO SCIOPERO DELLA SCUOLA DEL 17 OTTOBRE

I CIP aderiscono allo sciopero del 17 Ottobre contro le iniziative del ministro Gelmini e la politica scolastica del governo in materia di istruzione e precariato. I CIP avanzano riserve di metodo e di merito sui vari provvedimenti varati e programmati dall'esecutivo. Nel metodo, i CIP contestano la frammentarietà ed estemporaneità delle iniziative legislative e l'assenza di attendibilità pedagogica e scientifica; l'iter d'urgenza scelto dal governo per l'approvazione, con l'esclusione tanto della concertazione con le varie componenti della "scuola militante" quanto della contrattazione con i rappresentanti degli operatori del comparto scuola.

Nel merito, i CIP rifiutano: l'adozione del maestro unico e la revoca del tempo pieno nell'istruzione primaria; la contrazione generalizzata degli orari di lezione negli altri ordini di scuola; la programmata chiusura dei plessi scolastici nei piccoli centri; i tagli agli organici ed il blocco del turn over; il proposito di affidare ai dirigenti scolastici la facoltà di scegliere, stabilizzare ed eventualmente gratificare gli insegnanti in assenza di regole certe, trasparenti e condivise; l'attacco sia alla libertà d'insegnamento e di espressione dei docenti sia al pluralismo ed alla collegialità nell'azione didattica; l'accorpamento di più classi di concorso e il conseguente abuso dello strumento della mobilità professionale a dispetto delle competenze specifiche e delle esperienze acquisite nel tempo; il sistematico ed indiscriminato linciaggio contro la professione docente, nonchè la professionalità e la dedizione al lavoro dell'intera categoria; i giudizi sommari e le discriminazioni nei confronti degli insegnanti meridionali e delle scuole del sud; il mancato rispetto degli impegni sanciti dalla finanziaria 2007 in materia di docenti precari e l'assenza di un concreto disegno strategico alternativo per la stabilizzazione del personale scolastico impiegato da decenni con incarichi a tempo determinato.

"La chiusura di troppe scuole, con il sovraffollamento di quelle superstiti, la contrazione del tempo scuola in ogni ordine e grado di istruzione ed il taglio delle risorse – sottolinea Maristella Curreli, presidente nazionale dei CIP – infligge un colpo ferale alla qualità ed allo stesso futuro della scuola pubblica statale, accreditando la convinzione di un completo disimpegno dello stato nei confronti dell'istruzione ed il suo subappalto ai privati attraverso l'istituto surrettizio della sussidiarietà". Per questo i CIP - unitamente ai Cobas, Cub e Sdl - manifesteranno il 17 Ottobre a Roma a difesa della scuola di tutti e per tutti, perché l'istruzione non sia trattata come merce da vendere e acquistare ma concepita come investimento e non spesa da tagliare. I CIP avvertono l'esigenza di difendere la libertà della funzione docente e della scuola statale dai diktat della politica di parte, perché si favorisca la promozione civile e non l'addottrinamento. "I provvedimenti Gelmini-Tremonti, non solo costano migliaia di posti di lavoro – conclude Maristella Curreli – ma revocano il diritto all'istruzione pluralista e di qualità delle future generazioni, condannando al passato la scuola del futuro".

Roma, 06 ottobre 2008

C.I.P.- Comitato Insegnanti Precari

25/09/08

La disinformazione sulla scuola aiuta chi?

La disinformazione sulla scuola aiuta chi?

Nella trasmissione “Porta a Porta” del 22/9/2008, trasmessa su Raiuno e condotta da Bruno Vespa, abbiamo assistito ad un magnifico “gioco delle parti”. Le posizioni sulla scuola pubblica non erano tutte rappresentate. Da una parte Panini e Garavaglia, dall’altra la presidente di una sola associazione dei genitori, il ministro Gelmini, il segretario nazionale Snal, l’Anp e... Bruno Vespa. Il “dibattito”, oltre che poco equilibrato, è apparso subito privo di riferimenti concreti. Non esiste e, se esiste, il ministro ce ne dia notizia, una scuola dove “un insegnante è in classe e due sono fuori a far nulla”. Gli spettatori e persino il conduttore della trasmissione in oggetto, sono apparsi molto disinformati su alcuni dati organizzativi che permettono alla scuola primaria italiana di essere qualificata da Enti di tutto rispetto tra le migliori d’Europa. La famigerata compresenza, che fa dire al ministro, che gli insegnanti della Scuola primaria sono in esubero, è nata ed è ancora oggi organizzata come occasione in favore dei bambini più lenti nel percorso di apprendimento e, per questo, bisognosi di interventi individualizzati o di piccolo gruppo, per il recupero di più o meno gravi difficoltà (altra cosa è il sostegno per gli alunni diversamente abili). Spieghi meglio il ministro perchè il rapporto alunno docente è inferiore in Italia. L’inserimento dei diversamente abili è ancora un valore di qualche portata culturale? Ci spieghi ancora perchè i suoi uffici centrali e periferici non operano controlli seri e permettono che in alcune scuole esistano classi con 10/12 alunni e in altre scuole le classi accolgono anche 27/28 alunni compresi i diversamente abili (a Taranto non esistono le montagne e le piccole isole). Ancora: gli Enti locali dove sono? Ha mai sentito parlare del principio di sussidiarietà, che dovrebbe essere dentro un’idea di federalismo serio ben lontano da quello che il ministro Calderoli ci sta per propinare? Conosce, il ministro Gelmini, qualche nozione di psicopedagogia dell’età evolutiva? Conosce la differenza tra i bambini del 1960 e quelli di oggi? Ha idea di come si siano evoluti i rapporti interpersonali e familiari? Si è resa conto che siamo una nazione europea e che i riferimenti della scuola sono gli obiettivi di Lisbona? Che dire dell’editoriale di Feltri? I collaboratori scolastici superano in numero i carabinieri. Vero! Sa per caso, il signor Feltri, quali sono le competenze dei collaboratori scolastici? Se crede potremmo spedirgli il contratto di lavoro così potrebbe capire che il nostalgico “bidello” non esiste più. Anche l’assistenza ai disabili, una volta patrimonio degli assistenti forniti dall’ente locale e dal servizio sanitario, è un contributo prezioso che questopersonale eroga nelle scuole di ogni ordine e g rado. Se le rimane un po’ di tempo, ci spieghi anche perchè non ha pensato di ridurre le ore di religione cattolica nella scuola primaria e dell’infanzia, al fine di recuperare risorse f inanziarie. Anche Messori, noto vaticanologo, si è espresso contro questa anomalia tutta italiana. Sembra quasi che il Risorgimento, i concordati e l’idea di stato laico non abbiano mai avuto un peso serio e determinante nell’evoluzione della nostra società.

Taranto, 23 settembre 2008

Insegnanti e collaboratori scolastici scuola primaria “Salvemini” seguono 25 firme